11 aprile 2007

Meditare vuol dire familiarizzare

In tibetano il termine corrispondente a "meditazione" è familiarizzare. Dobbiamo familiarizzarci con un modo nuovo di affrontare l'insorgere dei pensieri.
All'inizio, quando insorge un pensiero di rabbia, di desiderio o di gelosia, non siamo preparati ad affrontarlo. Nel giro di qualche secondo quel pensiero ne ha gia fatto insorgere un secondo e poi un terzo, tanto che il nostro paesaggio mentale si ritrova ben presto invaso da pensieri che solidificano la rabbia e la gelosia - e a questo punto ormai è tardi. Siamo nei guai, come quando un'unica scintilla fa bruciare un' intera foresta.
L' intervento più rudimentale consiste nell'osseravare il pensiero. Quando insorge, lo si osserva fino a coglierne la fonte. Bisogna indagare sulla natura di quel pensiero apparentemente cosi solido. Mentre lo osserviamo la sua solidità apparente si scioglie (come il nodo fatto da un serpente a se stessto), tanto che esso sparirà senza senza dare origine a una catena di altri pensieri.
Non bisogna tentare di bloccare l'insorgere dei pensieri, il che è comunque impossibile, bisogna non permettere loro di invadere il cervello. Dobbiamo farlo più e più volte poiché non siamo abituati ad affrontare i pensieri in quel modo. Siamo come un foglio di carta tenuto a lungo arrotolato. Se cerchiamo di allargarlo sul tavolo, tornerà ad arrotolarsi non appena lo lasciamo andare. E' qui che entra in gioco l'addestramento.

Matthieu Ricard - "Emozioni distruttive, Mondadori"

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