27 aprile 2007

Non vi è cosa che non sia originata da qualcos'altro.
Quindi non vi è cosa che non sia vuota (di natura inerente)

Nagarjuna - "Stanze sulla fondamentale saggezza della via del mezzo"

11 aprile 2007

Meditare vuol dire familiarizzare

In tibetano il termine corrispondente a "meditazione" è familiarizzare. Dobbiamo familiarizzarci con un modo nuovo di affrontare l'insorgere dei pensieri.
All'inizio, quando insorge un pensiero di rabbia, di desiderio o di gelosia, non siamo preparati ad affrontarlo. Nel giro di qualche secondo quel pensiero ne ha gia fatto insorgere un secondo e poi un terzo, tanto che il nostro paesaggio mentale si ritrova ben presto invaso da pensieri che solidificano la rabbia e la gelosia - e a questo punto ormai è tardi. Siamo nei guai, come quando un'unica scintilla fa bruciare un' intera foresta.
L' intervento più rudimentale consiste nell'osseravare il pensiero. Quando insorge, lo si osserva fino a coglierne la fonte. Bisogna indagare sulla natura di quel pensiero apparentemente cosi solido. Mentre lo osserviamo la sua solidità apparente si scioglie (come il nodo fatto da un serpente a se stessto), tanto che esso sparirà senza senza dare origine a una catena di altri pensieri.
Non bisogna tentare di bloccare l'insorgere dei pensieri, il che è comunque impossibile, bisogna non permettere loro di invadere il cervello. Dobbiamo farlo più e più volte poiché non siamo abituati ad affrontare i pensieri in quel modo. Siamo come un foglio di carta tenuto a lungo arrotolato. Se cerchiamo di allargarlo sul tavolo, tornerà ad arrotolarsi non appena lo lasciamo andare. E' qui che entra in gioco l'addestramento.

Matthieu Ricard - "Emozioni distruttive, Mondadori"

10 aprile 2007

Osservare i pensieri e la mente

Nel Satipatthana si coltivano anzitutto l'attenzione e la consapevolezza, concentrandosi sul corpo, sul respiro che entra ed esce, dedicando una consapevolezza attenta alle proprie sensazioni. Finché si vive nell'attenzione e nella consapevolezza, si vive in una fortezza in cui l'emozione distruttiva non potrà né entrare né nuocere.

Quando invece si mette a fuoco la mente, la mente stessa può diventare l'oggetto dell'attenzione. Si può sapere, a quel punto, se il proprio stato mentale é sano o meno, se la mente é o meno associata alla rabbia, alla gelosia, all'avidità, all'odio o all'illusione.

Una volta coltivata questa consapevolezza estremamente precisa e focalizzata, si manifesterà un livello di equanimità e di invulnerabilità alle emozioni distruttive.
Quando arrivi a familiarizzare con la vera natura della mente, nessuna emozione negativa riesce più a ferirti. Con questa tecnica anche un ostacolo, uno stato mentale non sano, una compulsione, possono costituire l'oggetto dell'attenzione.

Somchai Kusalacitto - "Emozioni distruttive, Mondadori"


"La scienza ha studiato la struttura del cervello in ogni sua parte ma non riesce a trovare niente che si possa chiamare Osservatore. Eppure tutti viviamo la sensazione di essere l'Osservatore della realtà."

Fred Alan Wolf (studioso di fisica quantistica)

"Quando siamo afferrati dal messaggero della morte, che valore hanno gli amici e i parenti, le ricchezze e le proprietà? Solo il merito e la conoscenza acquisiti sono la vera protezione, ma di ciò gli stolti non riten­gono di doversi preoccupare e quando la morte arriva, sarà troppo tardi per rimediare!"

Shantideva


04 aprile 2007

Quando, dopo aver a lungo cercato invano, la mente si convincerà che nulla può essere afferrato allora avrà scoperto il Vuoto, che essa è il Vuoto. E tu sarai finalmente tornato a casa.