22 maggio 2006

il film più lungo

La sofferenza cresce e si alimenta nell'ignoranza.
Per sradicarla è innanzi tutto neccessaria la comprensione che esiste una profonda disuguaglianza tra la nostra percezione della realtà e il modo in cui le cose effettivamente esistono.
Quasi tutto il nostro tempo viene speso provando emozioni per fatti i cui contorni sono proiettati dalla nostra mente "sofferente" come un film duranto cosi tanto da farci perdere ogni contatto con la realtà.

20 maggio 2006

felicità o piacere?

spesso le persone confondono la felicità con il piacere. Eppure la differenza è grande perchè mentre la prima è una gioia autentica e durevole, il secondo è più legato alla soddisfazione fisica ed è instabile, un giorno c'è e il giorno dopo può scomparire.
La vera felicità è legata alla mente e non ai sensi.

Il Dalai Lama ("The art of happiness")

16 maggio 2006

Il nostro Io contro tutti

Per noi stessi vogliamo la felicità, la massima, suprema felicità. Non vogliamo soffrire e siamo incapaci di tollerare il più lieve problema o la più piccola sofferenza. E come noi abbiamo questo innato desiderio di felicità, anche tutti gli altri lo possiedono. Bisogna comprendere che queste aspirazioni sono presenti in tutti.
Cerchiamo di ricordare che abbiamo tutti la stessa natura, gli stessi bisogni e desideri. Per aiutare ed essere di beneficio agli altri esseri senzienti, non li discriminiamo, non facciamo distinzioni. Senza sentirci distanti o vicini, possiamo sviluppare una mente salda che desidera essere di beneficio a tutti senza distinzioni.
La pratica dell'equanimità si rafforza riflettendo sui risultati sistruttivi di un atteggiamento egocentrico e sui risultati positivi dell'altruismo e della sollecitudine verso il benessere degli altri.
La riflessione sulla vacuità è utile nello sviluppo dell'equanimità. Per comprenderne l'utilità, riflettere su come le amozioni afflittive ci danneggiano. Per esempio. pensate alle conseguenze distruttive della rabbia e dell'odio. La rabbia e l'odio non distruggono solo la pace mentale altrui, ma anche la nostra. Essi assumono di solito forme aggressive e si esprimono in modo violento.
Ma quando consideriamo altri tipi di emozioni afflittive, come l'attaccamento, esse sembrano tenere e apparentemente amichevoli. Ma sono anch'esse molto distruttive.
L'attaccamento può avere a che fare con il possesso. per esempio pensando "questo mi appartiene" oppure "egli mi appartiene", ma può riferirsi anche a voi stessi. All'io che pensate di essere. L'attaccamento all'io sorge perché vi percepite come qualcosa di concreto, oggettivo e indipendente. E' a causa di questa forte adesione alla solidità di se stessi che si sviluppano altri attaccamenti. Allo stesso modo, quando nutrite odio, tendete a vedere l'oggetto del vostro odio come indipendente e concreto. Per esempio, immaginiamo che siate arrabbiati con un certo signor Rossi. Se ce l'avete con lui e pensate che sia uno stupido e uno sciocco, in quel momento, lo vedete come un oggetto. Vedete il signor Rossi come se esistesse di per sé, in modo indipendente e concreto. Ma se vi fermate e vi domandate: "dov'è il signor Rossi? Chi è? Il signor Rossi è la sua mente o il suo corpo?", se analizzassimo un pochino, vedrete che è impossibile definirlo. E quando non riuscite a identificare quello che pensavate esistesse concretamente, la vostra presa si rilassa. Cosi quando vi attaccate fortemente a qualcuno, se vi fermate e vi fate le stesse domande, scoprirete di non poter definire una persona concretamente esistente. E questo di nuovo rilassa il vostro forte aggrapparvi. E lo stesso vale se analizzate il forte attaccamento che avete per voi stessi come io individuale.
Se vi fermate e vi domandate: "dov'è questo io? Dov'è questo me verso cui nutro un attaccamento tanto forte?", non riuscirete a trovarlo. E vi domanderete come avete potuto sviluppare un attaccamento tanto forte a qualcosa che non potete nemmeno identificare. In questo modo, vedendo in voi la non-esistenza del sé. potete ridurre l'intensità di emozioni afflittive quali l'odio e l'attaccamento. Quando parliamo di non-esistenza del sé significa che il sé non ha natura oggettiva e indipendente.

Il Dalai Lama - "Many ways to nirvana"

09 maggio 2006

pensare alla sofferenza degli altri

Quando pensiamo in termini personali, di io, siamo molto centrati sul nostro ego e abbiamo una mentalità ristretta. La nostra area di azione diventa minuscola. In tali circostanze anche i piccoli problemi sembrano più grandi, intollerabili, e generano più preoccupazione e ansietà. Invece, quando si pensa al benessere degli altri esseri la mente automaticamente si espande.

Tenzin Gyatso (Il Dalai Lama)

Se stessi..

Se stessi,
il miglior amico che si possa avere.